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La «domus magna tricanea»

Nella seconda metà del XIV secolo, la torre viene scapezzata e conglobata nella  «domus magna tricanea» (la ‘casa grande dei Tricano’, la residenza signorile), con al terzo livello un unico vasto ambiente – la «salla magna» - destinato ai momenti ‘ufficiali’ della famiglia e con le pareti dipinte a scacchi bianchi e rossi (in gran parte ancora visibili), chiaro richiamo allo stemma degli Arcano. Il settore nuovo orientale, invece, era occupato da ambienti con destinazione rustica, secondo una rigida divisione - che sarà poi rispettata anche nella ‘revisione’ rinascimentale - rispetto agli àmbiti più propriamente residenziali: al pian terreno la canipa grande nuova («canevon novo»), con sopra un ambiente di deposito e di allogamento della servitù e ancora più su il granaio («stanzion per li servi et robbe de sora il canevon novo con suso il granaro »). All’estremità orientale la vecchia canipa grande, ugualmente con sopra il granaio che in caso di brutto tempo serviva all'amministrazione della giustizia («canevon vechio con suso il granaro»). Come ulteriori difese vi erano la «corte de drento» (corrispondente all’attuale corte d’onore), protetta a occidente da un largo fossato alimentato dal torrente Lini, nel XVI secolo colmato e trasformato in ‘giardino di frutta’ («pomario»), e la «cortisela de fora», poi trasformata nel ‘giardino alto’. Numerose feritoie aperte sui diversi versanti e livelli rendeva la Brunelde un piccolo ma munito fortilizio.