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L'antichità

I numerosi rinvenimenti susseguitisi da oltre cinque secoli - fra questi il frammento di ara funeraria di Castricia figlia di Lucio del I sec. d.C. tuttora conservato all’interno della Brunelde, il miliare ora al castello di Colloredo, la piccola divnità vista da Girolamo Asquini nel 1781, i bronzetti rivenuti negli anni ottanta del Novecento e ora conservati presso il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli - sanciscono la lunga frequentazione del sito da parte dell’uomo. Nei pressi, infatti, correva l’importante strada che da Concordia conduceva al Norico, ‘inaugurata’ nel 2 a.C. e restaurata tra il 294 ed il 305 d.C. Infatti, il miliare ritrovato porta l’indicazione di «XIIII» miglia da Concordia e in una mappa del «Loco dito de la Brunelde» risalente al 1520-28 la strada che scende dalla pieve è detta «Strada de le piere» mentre l’appezzameno prospiciente il ‘giardino alto’ del complesso dominicale - ove è quasi certa la presenza di una necropoli - è definito come «prado de le piere»: è facile pensare  che nel XVI secolo ancora si potessero vedere i resti del lastricato della via galerata e del sepolcreto. La presenza di questa strada, importante sia militarmente che commercialmente, l’esistenza della necropoli, di un luogo di culto e dell’acqua - essendo la zona lambita dal torrente Lini - lascia supporre la presenza di una villa rustica con gli annessi e ciò è ulteriormente confermato dal gran numero di laterizî (compresi i grandi mattoni e gli elementi per colonna) e di alcuni lacerti di murature visibili all’interno della casaforte, per l’esattezza nel basamento della scala in pietra trecentesca che chiude il piccolo corpo di guardia dell’ingresso.